I Vip della tua città

Due bellissime esponenti della pagina

Due bellissime esponenti della pagina “Vip di Torino”

Diventa il vip della tua città”. Questo è lo slogan di molte pagine che imperversano su Facebook oramai da mesi. Una di queste era sicuramente “Vip di Torino”, probabilmente la più famosa e vergognosa. Purtroppo però la pagina ha da poco misteriosamente chiuso. Una di quelle cose che rafforzava la mia autostima, è dunque ora solo un ricordo.

I Vip della tua città sono ragazzini dai 13 ai 17 anni con orgasmi sia clitoridei che vaginali, sopracciglia ad ali di gabbiano e infiniti risvoltini ai pantaloni, che quasi trasformano i loro jeans costosi in pinocchietti della Puma pezzotti del mercatino. Sovente indossano gonne della madre o sobrie t-shirt raffiguranti santi e tutti gli apostoli dell’ultima cena, compreso Gesù.
Ma la caratteristiche migliori restano le scarpe, bianche e di natura ortopedica, e soprattutto i capelli, vietati in molti stati dell’Unione Europea. I (doppi) tagli sono estremi, con punte anche di mezzo metro in altezza, rendendo questi personaggi molto vicini alla saga di Dragon Ball Z. Il fisico però, non è quello di Goku ma bensì più somigliante a quello di Nino D’Angelo in età adolescenziale.

Il format delle pagine è quello “nome-cognome-dove puoi trovarmi per pestarmi a sangue– citazioni senza senso” con annessa foto a figura intera. Lo scopo è quello di ricevere il maggior numero di “mi piace” e condivisioni. Lo slogan è apparire a tutti i costi, non essere. Sulla defunta pagina di recente era stato anche indetto un concorso estremamente trash in cui bastava inviare una propria foto con descrizione, e chi riceveva più like vinceva un paio di Lelli Kelly. I motivi della chiusura non sono ancora chiari. E’ probabile che il misfatto sia avvenuto dopo le numerose segnalazioni da parte di utenti invidiosi di questi ragazzini che volevano solo mettersi in gioco. Oppure stesso gli amministratori, che resosi conto del male generato hanno deciso di cancellare ogni traccia e rifugiarsi nell’alcool.

Ed ora il Web contro chi si scaglierà? Infatti pare che molti utenti accedessero a Facebook solo ed esclusivamente per insultare questi ragazzini: commenti carichi d’astio e disprezzo si sprecavano contro questi adolescenti, pronti a tutto purché si parlasse di loro. Ma c’è anche spazio per l’ironia. Molti i messaggi esilaranti come “Ma i tuoi lo sanno che sei cosi?” , “Ti prego non rivederti tra dieci anni che poi ci resti malissimo”, “Sei bellissima. Non ti curar di loro”.
Ma quelli di Torino non sono gli unici vip, anzi. Sono tantissime le pagine nate durante il corso dell’estate a dimostrazione che i Vip sono dappertutto. Milano, Roma, Verona, Grottaminarda, Cogne.

Grazie Padre Pio

Adoro il trash, non mi stancherò mai di ripeterlo. E se incontro quello che mi fa davvero battere il cuore, è finita. Ci sguazzo dentro con veemenza e non riemergo più. “Grazie Padre Pio” fa sicuramente parte di questa categoria. E’ un trash atipico, tra il grottesco e il paradossale. Tra sogno e realtà. E da quando l’ho scoperto (troppo tardi) non posso più farne a meno. Ora sono in cura e sto cercando di smettere, arrivando a guardarlo solo sette volte al giorno. Il poetico mediometraggio (40 minuti di applausi circa) viene alla luce nel 2001 dal genio creativo di Amedeo Gianfrotta, visionario regista napoletano suicida solo un anno dopo aver visto il film da sobrio. Il thriller è interpretato dai due esponenti di spicco del trash amatoriale e locale campano che fanno il loro debutto nel mondo del cinema: Gigione (chi non conosce Gigione?) and son, Jo Donatello, che fa rima con bello ma Jo in realtà di bello non ha proprio nulla. A partire dai capelli, che porta  lunghi nonostante una vergognosa stempiatura. I boccoli alla Valerio Scanu però, fanno impazzire molte novantenni.

La trama del film è davvero avvincente: Gigione deve partire in tour un mese e raccomanda al figlio di non cacciarsi nei guai durante la sua assenza, promettendo al giovane che una volta rientrato potranno finalmente cantare insieme uccidendo qualche persona innocente. Da bravo figliolo quale è, Donatello decide di concentrarsi sullo studio visto che gli manca un solo esame per conseguire la laurea in medicina. Ma circa dieci minuti dopo, mentre passeggia per Posillipo alla ricerca di qualche spicciolo, incontra un caro amico, il quale gli presenta un mignottone d’alto bordo, Sara, che ascoltandolo cantare ha un aborto naturale.
Ma nonostante ciò sboccia l’amore. Pur di compiacere alla bella Sara resta coinvolto in un giro di corse clandestine che suo malgrado deve vincere per far contento il boss Don Franco (più duro del Padrino) e la stessa Sara, che si batte in nome della libbbbbertà ed altri valori a caso. Gigione, venuto a conoscenza del misfatto e dopo uno straziante confronto con la moglie, decide di intervenire per salvare il figlio da queste corse pericolosissime. Il campo – controcampo della scena del faccia a faccia con il terribile Don Franco è una pietra miliare della storia del cinema. L’incontro purtroppo si rivelerà infruttuoso, costringendo Gigione ad affidarsi a Padre Pio pur salvare il figlio. Donatello nel frattempo sorprende a Sara e Don Franco a baciarsi e capisce che forse è ora di andare dal barbiere. Sara rivela a tutti che i soldi delle corse hanno contribuito ad una nobile causa, ma nessuno sa ancora oggi a quale causa si riferisce. Donatello capisce che i propositi della ragazza sono puri e sceglie di rimanere con lei per l’ultima volta ma allo stesso tempo decide di troncare il rapporto malsano con Don Franco. Finalmente arriva il momento della terza ed ultima canzone di Donatello che ci allieta con una melodia traboccante di dolcezza e omosessualità latente, accompagnato da un montaggio video che ci fa scoprire gli ultimi momenti insieme della coppia conditi da flashback struggenti. Nel frattempo Gigione si appresta a partire per San Giovanni Rotondo per ricevere la grazia, in realtà già avuta. Ma avendo già acquistato il biglietto del pullman decide di partire lo stesso, cantando canzoni su Padre Pio e costringendo gli anziani a battere a tempo le mani, sotto minacce della produzione.

Un film che quindi non ha paura di sporcarsi con temi scomodi, come la religione, il rapporto padre-figlio e molto altro; insomma un caleidoscopio di emozioni, un affresco neorealista irriverente ma nel contempo profondo della realtà in cui tutti noi viviamo.
L’inquadrature fisse di venti minuti e l’interpretazione dei protagonisti confezionano una chicca per tutti gli amanti del genere.
Vi consiglio quindi vivamente di visionarlo in tutta la sua purezza, non tralasciando nessun particolare del quale poi potreste pentirvi amaramente.
Qui sotto, la versione integrale uncensored del capolavoro Gianfrottiano:

7 Curiosità dal film:

  1. Molti attori, rivedendosi allo schermo, non ce l’hanno fatta.
  2. In versione originale, il film in America è stato vietato a tutte le persone vedenti.
  3. I copioni originali sono attualmente esposti al museo Louvre.
  4. Se abbassate  il volume durante le canzoni, potrete sentire conati di vomito.
  5. Nella versione in HD si può notare come gli attori si vergognino da soli.
  6. Un uomo dopo aver visto il film diverse volte si è svegliato con la pettinatura di Donatello.
  7. Alcune canzoni cantate al contrario evocano entità maligne.

Post sulle Poste

Tutti odiano andare alle Poste. Anche se hai vinto un milione di euro e devi andare a ritirarlo alle poste, ci vai soffrendo. Immaginate poi quando bisogna recarsi li per pagare una multa o un bollettino e c’è un fila di trecento persone davanti a te. Una delizia. E pensare che ho sempre desiderato fare il postino per farmi aprire da sedicenti donne mature, ma in effetti questo non ha nulla a che vedere con le poste e gli uffici postali, che invece purtroppo mi faranno sempre un certo effetto.
Partiamo dal presupposto che molti di essi sono una location perfetta per rito funebre: pareti grigie che piangono da sole, annerite dal tempo e tappezzate di adesivi secolari. Sul soffitto neon gialli un po bruciati che riflettono una luce fioca e irregolare, e di fronte a te quelle enormi vetrate come se fosse un incontro famiglia-detenuto. Ricordo che le cupe giornate invernali accentuavano questo squallore, riconducendomi inevitabilmente alle ambientazioni della ridente cittadina di Silent Hill. Le Poste più all’avanguardia invece, sono contornate da un ambiente più vivace, il giallo-blu aziendale prevale su tutti gli altri colori ed hanno anche un reparto di “letteratura scritta con i piedi”, con tutti i best seller di Fabio Volo.
Ciò che però incute realmente paura alle poste non è proprio dietro quella porta, ma dietro quello sportello. Ci sono loro.
Le chiamerò sportelline per comodità. Sono perlopiù donne, rigorosamente in menopausa, tintura biondo cattivo, occhiali da lettura rosso/viola con filo e tantissima voglia di litigare con tutto e tutti, soprattutto per futili motivi. Le sportelline sono uniche nel vero senso della parola. Ti accolgono sempre con il giusto mix di acidità e sarcasmo, spiazzandoti con delle risposte mai banali e con un sorriso falsissimo come solo loro lo sanno fare. Le sportelline non accettano dubbi ed errori, bisogna essere svelti nel compilare un bollettino o digitare un pin, pena ramanzine con sguardo assassino che ti scruta da sotto la lente, e se continuativo, in grado di ucciderti dopo soli sette secondi. Una volta una provò addirittura a colpirmi con una forbice poichè non avevo una penna con me, ma mi sfiorò a malapena. Lo provai a raccontare a mia madre, che ovviamente non mi credette.
Talvolta però è possibile anche trovare del personale maschile ad accoglierti, spesso più simpatico e amichevole delle sportelline. Ma non vorrei fare di tutta l’erba un fascio e posso assicurare di aver incontrato anche qualche sportellina alla mano e gentile. Di solito sono ancora giovani, sulla trentina, infatti è più o meno dai quaranta che le sportelline subiscono una terribile metamorfosi che le trasforma in inguaribili zitellone vs the world. (Alcune di esse avevano anche un marito, attualmente omosessuale passivo). Le conseguenze sono catastrofiche, tutto questo terrore si riversa prepotente sulle categorie più deboli e indifese. Come gli anziani, che  in genere sono tutti tenerissimi e dolcissimi (soprattutto quelli con la reversibilità), ma quelli delle poste li riconosceresti tra milioni: pochi denti, tanta ansia, tremarella, sguardo perso nel vuoto e attacchi di rabbia ingiustificata. Hanno tanta paura di sbagliare e di perdere il loro turno e il numero, che stringono nella mano come se fosse l’unica cardioaspirina rimasta sulla terra. Essi purtroppo hanno come una ragione di vita quella di farsi prescrivere tutti i medicinali del mondo e fare appunto, la fila alle poste.
Anche i bambini sono costantemente a rischio, molti di essi nel corso degli anni hanno fatto visita alle poste, ma non sono mai tornati a casa. Rapimenti occasionali? Mangiati dalle sportelline? Chissà.
Un’altra cosa inquietante che vorrei segnalare è la concezione del tempo, che non esiste quando si va alle poste. Si entra in un periodo indefinito, un limbo temporale dove le lancette non scorrono, la gente si muove in slow motion e parla stile The Truman Show. In genere le persone sanno quando entrano alle poste ma non possono sapere quando e se ne usciranno mai. Negli anni si sono fomentate storie e leggende a riguardo: adolescenti vergini uscite gravide, anziani spirati e occultati tra raccomandate con ricevuta di ritorno, esorcisti non sopravvissuti ad una terapia con una sportellista più adirata del solito e tantissime altre storie.
Ma le Poste Italiane sono anche precisione e celerità: grazie a posta raccomandata veloce sono riuscito a far recapitare in un solo giorno dei biglietti per il concerto dei One Direction, facendo così felice una ragazzina desiderosa di vedere i suoi idoli.
Per la cronaca il concerto si terrà a Milano stasera alle ore 2o! fOrZAaAaAa DiReCtIoNeEeEeR hihihi xD xD xD…..
Il pacco-bomba da montare sotto al palco invece, non è mai arrivato a destinazione.

Odio Whatsapp ma non riesco a smettere

Credevo che questo giorno non sarebbe mai arrivato. E invece ieri pomeriggio mentre cercavo di inviare una foto dei miei glutei mi appare in sovraimpressione stile pubblicità anni 90 il messaggio: “Whatsapp è scaduto cucciolo, caccia gli 0,89 centesimi o non potrai più inviare foto sconce alle minorenni. Ma non ti vergogni alla tua età?”
Immediatamente vado nel pallone, non tanto per la scritta minatoria ma per i miei fantastici glutei, che non potrò condividere con nessuno! Cerco di saldare il mio ingente debito con la società tramite postepay, ma sulla mia carta non ci sono nemmeno i 5 centesimi per l’ascensore. Allora tento di pagare tramite paypal ma scopro che devo io 10 euro a loro e che stanno venendo a prendermi. Per la cronaca paypal si prende la percentuale anche su quante volte scaricate in bagno, sono degli avvoltoi. Rovisto accanitamente anche tra le carte di credito di mio fratello, invano. Realizzo con estrema tristezza che il Sig. Zuckerberg ha recentemente comprato Whatsapp per 16 miliardi di dollari ed io non ho nemmeno gli 0,89 centesimi per il rinnovo. Si è così. Mi sono sentito come Malgioglio in un mondo popolato da sole donne. Inutile.
Ero dunque in grave difficoltà, essendo uno che usa Whatsapp per qualsiasi cosa. Le prime ore passarono lentamente ed io mi sentivo nudo, inerme, girovagavo per casa come un automa in cerca di un qualcosa che non potevo avere. Il bello è che mi sono ritrovato a parlare con le persone che mi erano attorno. Dicevano di essere la mia famiglia. Mi accorgo che mia madre ha cambiato colore ai capelli e le faccio i complimenti. A cena inizio a guardare quello sto mangiando e discuto senza l’ossessione di un cellulare a portata di mano. Guardo un film seguendolo dall’inizio alla fine e non mi perdo nessun passaggio, nessuno sguardo, cosa che non accadeva da troppo tempo. Mi sentivo stranamente libero, non più vincolato a quell’insostenibile mania di controllare ogni 5 minuti se qualcuno mi avesse contattato. Che poi nessuno mi contattava alla fine.
Ma è nel letto che arrivano le prime crisi. Un’astinenza Rentoniana si impossessa quasi subito di me: convulsioni, battito accelerato, sms insensati mandati a casaccio e allucinazioni a sfondo mistico. Ero impazzito. Fortunatamente dopo poco cado in un sonno profondo. Mi risveglio stamane con un gran mal di testa e quel senso di vuoto che mi accompagna oramai da ore. Provo a farmi forza e penso che se resisto ancora un giorno allora posso davvero fare a meno di Whatsapp, ma arriva un sms pronto a smentire quanto avevo appena pensato. “Ti ho inviato quel video su Whatsapp! Ma che fine hai fatto?” leggo attentamente quelle parole e la tentazione ritorna più forte che mai. Non faccio in tempo a finire la colazione che vedo la Visa di mio padre appoggiata lì, di fronte a me. Pare mi stia fissando. Rifletto bene due secondi, la prendo e digito con una calma surreale il numero, il codice e la scadenza sul cellulare. Passano pochi attimi e mi comunicano che il pagamento è stato elaborato con successo.
E con ben dieci conversazioni in sospeso, mi affretto a rispondere per non risultare antipatico. Adesso che ho visualizzato devo rispondere a tutti e a tutti i costi. Ritorno in quella spirale maledetta, fatta a volte più di costrizione che di svago. Ma forse sono io che la sto prendendo troppo male. In ogni caso ho resistito quasi diciotto ore, mica poco. La diagnosi è decisamente impietosa: odio Whatsapp ma non posso farne a meno.

Quello strano colloquio di lavoro

Dopo aver inviato svariati curriculum alla ricerca di un lavoro più appassionante ed economicamente gratificante, arriva finalmente una mail diversa da tutte le altre nella quale “presa visione del curriculum vitae inviato dal candidato”, si invitava il sottoscritto per un colloquio conoscitivo esclusivamente eterosessuale. Posizione vacante: Sales Account, che in realtà non so nemmeno cosa voglia dire. Ma spinto da curiosità accetto con decisione. Almeno non è il solito porta a porta o call center, o almeno cosi sembra. Non che abbia nulla contro questi lavori, ma sinceramente preferirei rapinare banche e vecchie indifese piuttosto che farmi insultare a telefono. La vita è troppo breve per farsi insultare. L’appuntamento è fissato alle 9.30 del giorno dopo, all’alba insomma, soprattutto per me. L’indomani mi sveglio di buon ora, faccio colazione con molta calma e indosso con cura maniacale il vestito preparato la sera prima come facevo alle medie pur di dormire qualche minuto in più la mattina. Mio padre mi chiede sbalordito dove sia diretto così elegante, ma soprattutto così mattiniero. “Vado a drogarmi” rispondo, e lui sorride. Forse ha intuito qualcosa. Esco di casa almeno un’ora prima in scooter per evitare il traffico e riesco ad arrivare a destinazione parecchio prima dell’appuntamento. La giornata è davvero bella, io ne approfitto per darmi una sistemata ai capelli e per ricordarmi che sono un ragazzo in gamba nonostante dica e faccia solo stronzate. Per ingannare il tempo inizio a leggere una rivista femminile che ho nella sella da mesi, ma mi incanto su un articolo trash e perdo la cognizione del tempo. Sono addirittura in ritardo di cinque minuti adesso. Mi avvio a passo svelto, l’edificio del colloquio è proprio di fronte a me. Sembra vecchio, quasi abbandonato e i muri anneriti dallo smog sembrano presagire qualcosa di brutto. Quella visione sembra scoraggiarmi, ma mi faccio forza ed entro. Sul citofono nessun riferimento a questa società, quindi mi dirigo verso le scale (l’ascensore in questo posto è pura utopia) quando riconosco su una porta a pian terreno il nome dell’azienda, che sembra incollato con una sputazza sulla porta. Per fortuna non mi devo fare i quattro piani a piedi però. Busso delicatamente e vengo aperto da una ragazza sulla trentina, molto carina, sorridente e dall’accento marcatamente napoletano, forse troppo marcato. Mi invita ad accomodarmi in questa sala d’attesa, che in realtà è chiaramente un salotto non arredato con qualche quadro e tre sedie da ufficio rivestite di rosso e messe li a casaccio. Mi siedo e mi guardo intorno, tutto sembra così impolverato, triste. La ragazza è già tornata al suo posto, usa freneticamente il telefono e fissa appuntamenti per altri colloqui di lavoro. All’improvviso vengo assalito da brutti pensieri, tristezza e sconforto mi avvolgono come una spirale. Che sono venuto a fare, quasi quasi torno a casa penso. Non faccio in tempo a finire i miei tetri pensieri che una porta di fronte a me si apre e un uomo grasso di mezza età con un sorriso a trentadue denti mi invita ad entrare nel suo ufficio. Sorrido a mia volta e lo seguo. Mi fa accomodare e inizia a leggere il mio curriculum ad alta voce, tipo sermone domenicale. “Lo conosco già” penso tra me e me per sentirmi simpatico mentre scruto con attenzione la stanza sporca. Osservo con circospezione paranoica anche lui: sembra che non tagli le unghie da almeno dieci anni. Ma mentre aspetto delucidazioni in merito al mio percorso professionale, il tipo comincia a vantarsi su come sia arrivato fin lì e su come sia riuscito a sovvertire la crisi a proprio vantaggio. Lo guardo parlare, osservo ogni singolo movimento della sua bocca, come se fosse in slow motion. Giungo in fretta ad una conclusione: è un cretino. Capisco che questo interminabile preambolo si riferisce a qualche porta a porta che dovrei fare per lui. Il dubbio viene definitivamente fugato quando odo le parole “energia pulita”. Cerco subito di frenarlo, ma lui non fa una piega e continua a blaterare indemoniato. Provo a chiedergli in cosa consisterebbe il lavoro, e cioè “quale sarebbe il mio ruolo?” Ovviamente risponde sul vago e mi invita a presentarmi il giorno dopo alle ore 09:00 in punto per una giornata di prova. Mi avrebbe offerto anche il pranzo, che persona squisita. Lo ringrazio cortesemente e declino l’offerta. Non contento insiste dicendomi che queste opportunità non capitano spesso nella vita, soprattutto ad un neolaureato come me.
“E MENOMALE” rispondo piccato, stavolta ad alta voce e in tono hollywoodiano mentre mi avvio a passo felpato verso la porta. Non dico ciao nemmeno alla ragazza, ma non credo mi abbia visto uscire.
Torno a casa e mi guardo allo specchio con faccia contrariata. Mi hanno fregato alla grande. Se mi chiamano un’altra volta però giuro che ci vado da kamikaze.

Fatevi un regalo e comprate mia Nonna (E’ su Ebay!)

Dopo aver visto su quel maledetto social network quale è Facebook che qualcuno ha biecamente cercato di scambiare il suo cane con uno smartphone, mi sono immediatamente indignato, desideroso di moralizzare qualsiasi persona mi capitasse a tiro. Non si fanno queste cose. Come è possibile vendere o scambiare il proprio cane? Con un bene materiale poi? Una vergogna. No i cani no. Ma le Nonne invece si a mio avviso. Superata una certa età è giusto che vivano nuove esperienze. Dulcis in fundo ho riprovato a vendere la mia dolce (?) bisnonna. A dire il vero già ci avevo provato la scorsa estate, ma con scarsi risultati. Tante promesse illusorie ma nessuno alla fine fu disposto a portarsela a casa. Incredibile.
Questa volta però ho abbassato il prezzo, aggiunto una foto più sexy, ho curato maggiormente la descrizione ed ora l’inserzione è online da alcune ore su Ebay con l’irriducibile speranza che qualcuno riesca ad aggiudicarsi l’asta e possa divertirsi con lei. Qui di seguito è riportata la descrizione di questo esemplare unico.

” Vendesi per evitare l’analista una simpatica vecchietta di soli 94 anni affetta da una leggera quanto simpatica arteriosclerosi. Produzione unica ed originale annata 1920. La Nonna mostra qualche normale segno d’usura ma è ancora perfettamente integra. Ideale come complemento d’arredo, darà alla tua casa quel tocco vintage in più. Basta infatti posizionarla in un angolo remoto dell’appartamento ed il gioco è fatto: grazie a lei tutto magicamente apparirà più luminoso. E incredibilmente sexy. 

Attenzione – LEGGERE ATTENTAMENTE PRIMA DI FORMULARE UN’OFFERTA -La Nonna una volta percepita la pensione (di cui potrete usufruire) riesce a contare i soldi fino a 112 volte in un giorno. È un record mondiale. 
La Nonna è fascista e si eccita guardando le foto di Mussolini. 
La Nonna non sa in che epoca viviamo. Non confonderla ulteriormente.
La Nonna crede che tutti i giorni siano Domenica.

La Nonna vive di notte e dorme di giorno. Conduce una vita da teenager ma non assume droghe e non beve alcolici. Rompe solo le palle.

Non si accettano restituzioni. Vale la regola del visto e piaciuto. Ben ti sta.
Una volta acquistata te la tieni ma soprattutto u
na volta acquistata diventa automaticamente tua nonna a tutti gli effetti.
La spedizione assicurata è inclusa nel prezzo! In un solo giorno è a casa tua! 
Ma ci pensi che fortuna? Cosa aspetti? Davvero non ci pensi nemmeno?

L’asta parte da pochi euro, un prezzo davvero triste e irrisorio rispetto al reale valore della Nonna. Accetto tutti i tipi di pagamento, anche quelli in natura. Nessun prezzo di riserva, tanto pure gratis sarei disposto a portarvela in braccio. 

Grazie per l’attenzione e buona asta a tutti. La Nonna già non vede l’ora.
Anche io, aiutatemi. “

Tutto corrisponde al vero, e se volete farci un pensierino…

http://www.ebay.it/itm/111318146738?ssPageName=STRK:MESELX:IT&_trksid=p3984.m1555.l2649
(Credo che la categoria prescelta sia la più indicata)

Quando il trash affascina: Chi è Rosario Muniz?

1454645_233256100169755_1777686664_nCome da titolo, ribadisco che Il trash mi ha sempre affascinato molto. Personaggi grotteschi e inverosimili sono fonte di riflessioni esistenziali per me, e quindi spesso sono alla ricerca disperata di nuovi fenomeni del Web da idolatrare. Attualmente il mio nuovo idolo è Rosario/a Muniz, alias succhiapulli, un uomo di mezza età metà umano e metà Chewbecca. Infatti, gran parte del suo corpo da rivenditore autorizzato di latticini è ricoperto di peli disgustosamente sexy.
Oltre però ad essere un lassativo naturale, Rosy è anche il nuovo fenomeno virale del Web. I suoi video trashissimi vengono visualizzati e condivisi da migliaia di persone in cerca di forti emozioni ogni giorno.
Da sempre imprigionato in un corpo maschile in cui non si sente a proprio agio, la bella Rosaria in un’intervista con il critico e luminare prof. Avv. Andrea Diprè ha dichiarato che la sua caratteristica principale è quella di avere la cosiddetta “fica nel culo”, e quindi di provare piacere nella penetrazione omosessuale, preferibilmente da parte di uomini con delle mazze enormi. Sovente è possibile incontrarlo nei parchi dove si aggira per adescare maniaci stalloni che lo violentino fisicamente e psicologicamente.
Dopo aver acquisito (ad oggi) una certa notorietà, è spesso ospite di eventi culturali in giro per l’Italia, dove la gente purtroppo non riesce a sostenere tale scempio e in tanti sono costretti a darsi fuoco per lo sconforto. Inoltre ha dichiarato di essere la reincarnazione della bellissima Moana Pozzi e che adora “scorreggiare sulle cappelle” (frase dell’anno secondo la rivista Forbes), ma che vorrebbe farlo più frequentemente se solo ci fossero più maniaci disposti ad abusare di lui. Il suo cavallo di battaglia però sembrano essere i pompini: “sbocchinare al massimo, appena mi ci metto parto in quarta, in quinta” ha ribadito con fermezza durante un’intervista estremamente trash.
Con la speranza di non rivederlo mai più vi auguro la buonanotte. E se ne avete il coraggio potete visionare i suoi video su YouTube. Rigorosamente dopo i pasti.

Oscar 2014: Recensioni Ignoranti

Si è conclusa da qualche giorno la cerimonia degli Oscar 2014. Volevo dare le mie impressioni a caldo, ma sono appena uscito da una clinica per eroinomani. Il tutto dopo aver visto La Grande Bellezza, che ha vinto l’ambitissima statuetta come miglior film straniero. Non che non abbia apprezzato l’opera fortemente onirica di Sorrentino (con uno straordinario Toni Servillo), quasi poetica, ma sta di fatto che il film è una palla mostruosa, dura due giorni e tre notti, roba che quando sei al cinema speri che crolli tutto tra il primo e il secondo tempo per alleviare tanta sofferenza. Ma forse non è il mio genere e sono io un ignorantone in materia cinematografica.
Vorrei però qui analizzare alcune vittorie e quelle sfumate al fotofinish. Brevemente e in maniera ironica. Non mi assumo la responsabilità che ciò che leggerete corrisponda al vero. Se qualche film non verrà citato, è perché non l’ho visto e non posso giudicarlo. O magari ne ho visti anche altri ma non ho intenzione di ammorbarvi così tanto.
Creerò una pagina apposita in futuro.

Partiamo dall’Oscar al miglior film in assoluto, ovvero 12 anni schiavo di Steve McQueen, un obeso dolcissimo che ha dedicato la vittoria a tutti gli uomini che ancora oggi non sono liberi, compreso lui vittima dei soprusi della moglie. Il film parla della triste storia di uno schiavo, Solomon, talentuoso violinista sedotto, ingannato e ridotto in schiavitù per ben 12 anni in cui subirà tremendi soprusi e umiliazioni, tra cui un discorso in inglese senza sottotitoli con Sorrentino. Quasi insperatamente alla fine riuscirà a tornare a casa ma essendo passati ben 12 anni, la famiglia non lo riconosce più e viene cacciato in malo modo. Si impiccherà pochi giorni dopo nel bagno di un autogrill.
Il film ha vinto anche come miglior sceneggiatura non originale e miglior attrice non protagonista. (Lupita Nyong’o,
).

Ben sette statuette invece per Gravity; tra cui regia, montaggio, fotografia, colonna sonora e miglior MILF vivente per Sandra Bullock. Il misfatto si svolge interamente nello spazio, dando quasi quella sensazione di fluttuare anche allo spettatore. Purtroppo il film parte subito col piede sbagliato: muoiono tutti per una collisione con delle puff al formaggio geneticamente modificate. Sopravvivono soltanto in due, il comandante dal nome che non ricordo ma che nella vita di tutti i giorni si chiama George Clooney e appunto Sandra Bullock (la dottoressa milfaccia Ryan Stone). Ma ben presto l’uomo sarà costretto a sacrificarsi lasciandosi andare alla deriva nello spazio per evitare la stessa sorte anche alla dottoressa, che rimasta completamente sola, si lascerà sopraffare dalla pazzia.
Riuscirà a tornare illesa sulla terra, pronta per una lobotomia e una gang bang selvaggia.

Dallas Buyers Club è invece il toccante film sull’AIDS che ha consentito di vincere ai due interpreti i premi dell’Academy più ambiti: migliore attore protagonista e miglior attore non protagonista: rispettivamente a Matthew McConaughey e Jared Leto (con uno virilissimo shatush). Dimagriti entrambi diversi kili, il film narra della storia di un elettricista e un trans che, stufi delle cure tossiche e aggressive degli ospedali a base di AZT, decidono di aprire un Club per infetti che fornisce tutte le cure necessarie a fronte di una piccola quota mensile. Ma i farmaci che vendono non servono a niente, essendo solo compresse di Supradyn e Vivin C scadute nel ’94. Infatti nel giro di venti giorni spirano tutti. Tutti tranne Ron Woodroof, il protagonista, che a detta dei medici doveva tirare le cuoia entro un mese. Riuscirà a tirare avanti altri sette anni. Come? Avevano confuso le cartelle cliniche. Aveva una banalissima varicella.

Menzione obbligatoria per Leo DiCaprio e la sua grande performance in The Wolf Of Wall Street, dove interpreta quel mattacchione di Jordan Belfort.
Il porno di Martin Scorsese è riuscito a non portare a casa nessuna statuetta così come il povero DiCaprio, sempre più prossimo alla depressione nonostante le sue straordinarie interpretazioni e fidanzate. Vorrei spiegarvi brevemente la storia ma tanto tutti l’avete visto, quindi è inutile. Per quelli che non hanno dato ancora i 7 euro allo Space Cinema, posso dirvi che grossomodo la morale del film è: dovete drogarvi se volete lavorare in borsa. Il sesso, i soldi e le belle donne non fanno le felicità. Il sesso, i soldi e le belle donne SONO la felicità. Molti ragazzi sono usciti ancora in erezione dopo la proiezione, rendendo felici molte partner vogliose.
Infine tributo doveroso anche per la pellicola che forse mi ha entusiasmato di più: American Hustle di David O Russ(ell). Amori, intrighi, suspense, giochi di ruolo e di potere ma soprattutto quelle due rocce di Jennifer Lawrence e Amy Adams.
Il film è incentrato su eventi reali e racconta l’operazione Abscam, creata dall’F.B.I. verso la fine degli anni settanta per indagare sulla corruzione dilagante nel Congresso degli Stati Uniti d’America e in altre organizzazioni governative. Mentre il grande piano ideato pare stia andando per il verso giusto, a rovinare la festa è la moglie Irving, Rosalyn, che durante il film riesce a fare solo stronzate. La pellicola è stata premiata con tre Golden Globe
E ben 10 nomination agli Oscar 2014. Vincendone quanti? Zero. Assurdo.

London Experience

Non scrivevo da tempo, mi sento in colpa. Chiedo scusa a tutti i miei Follower che da tempo mi seguono assiduamente e che non si perdono per nulla al mondo i miei sciocchi pensieri. Chiedo scusa a me stesso praticamente.
Detto ciò, non fatevi intimorire dal titolo, l’articolo è ovviamente in italiano. Anche perché in inglese non sarei ancora in grado di scriverlo. (Sto cercando però di impararlo bene frequentando un corso per diversamente abili e studiando da autodidatta, ma più che mettere Facebook in lingua UK a dire il vero non ho fatto.)
L’inglese. Devo impararlo bene, scriverlo e parlarlo bene dannazione. Non so perché si è improvvisamente insinuata in me questa sorta di fissazione nei confronti di questa lingua. Forse il bisogno di accrescere la mia cultura personale oppure per il semplice fatto di volermi relazionare con chiunque senza problemi di comunicazione, evitando imbarazzanti figuracce. Quindi ho pensato di partire alla volta di Londra desideroso di imparare l’inglese e diventare un madrelingua per bullarmi con i miei amici e con qualche milf 10+. E magari anche come base per trovare un lavoro che mi piaccia davvero, chissà. Molti amici e conoscenti già lo hanno fatto: tanti sogni, poche certezze, pochissimi euro e ad oggi vivono con successo in una città come Londra già da molti mesi. La maggior parte di loro lavorano nel campo della ristorazione, altri sono commessi, qualcuno addirittura impiegato in banca. Altri invece sono tornati più poveri di prima, con il colesterolo, il diabete, e qualche malattia venerea. Ma questa è un’altra storia.
Navigando sul web ho potuto constatare che l’esperienza londinese oggi la fanno davvero in tanti, sembra quasi una tappa obbligatoria della vita, un rito di passaggio per conoscere e conoscersi in attesa di intraprendere la propria strada. Ed io, in attesa di un Master alla Bocconi che vorrei fare dopo aver venduto un rene, (e forse anche l’altro) ero quindi carico e pronto a volare per un periodo di studio/lavoro/suicidio a Londra. Allora sono andato subito a documentarmi eccitato come uno scolaretto alle prime esperienze, e come prima cosa mi sono imbattuto in queste fantomatiche agenzie che, previo pagamento anticipato, ti trovano una casa, un lavoro, una scuola per studiare inglese, ti aprono un conto corrente bancario e ti forniscono anche una scheda sim per telefonare! E se hanno tempo ti fanno anche un bidet a quanto pare.
Quasi convinto, stavo per cliccare su “vuoi davvero prenotare? ahahaha” quando mi sovvenne la brillante idea di verificare l’attendibilità di queste agenzie. Ed in questi casi che ringrazio yahoo answers d’esistere. Tutti gli “answerini” (penso siano quasi tutti omosessuali) erano concordi nel boicottare queste agenzie in quanto fregature old school. Tu paghi e loro ti fottono con false promesse e catapecchie spacciate per case moderne e centrali. E poi sono illegali, nessuno deve pagare per trovare lavoro no?
Non voglio partire col piede sbagliato. Allora ok, niente agenzie. Faccio da solo. Stavolta sono davvero carico, posso farcela. AI CAN! Vedete? Ve l’avevo detto che un po d’inglese lo conoscevo già.

Tanti Auguri Facebook

Tanti auguri Facebook! Sono passati dieci anni da quando sei nato, distruggendo la vita di molte persone. Compresa la mia. Naturalmente penso che se avessi studiato medicina invece di scrivere stati e condividere link sull’amore eterno adesso potrei anche salvare qualche vita. Partendo sempre dalla mia. Mi sono iscritto nell’estate 2008 e tante cose ovviamente non c’erano. Ancora non esisteva il tasto mi piace e le persone si volevano bene. All’epoca il 98% dei commenti terminava con xD o prrrrrrrrr tvb. Totale assenza delle fan page, esistevano soltanto dei gruppi enormi dove le persone si iscrivevano apposta per insultarsi. Eravamo quattro gatti, la home era pressoché la stessa per un’intera settimana e fortunatamente non c’erano quei fastidiosi banner pubblicitari su come alleviare il prurito intimo. Poi tutto è cambiato, Facebook è cresciuto, gli iscritti aumentati in maniera esponenziale. Durante tutti questi anni abbiamo assistito a centinaia di modifiche grafiche e funzionalità aggiuntive. Ma ci sono cose che non mi sono piaciute e Facebook lo sa ma fa finta di niente. Una di esse è il poke. Ma che cazzo è un poke? Nessuno conosce la sua reale utilità e molti se lo mandano da soli per scaldarsi durante le fredde notti invernali. Una volta ho mandato un poke ad una ragazza che mi piaceva e lei mi ha taggato in una foto di Pacciani per ripicca. Il che mi porta inevitabilmente all’incresciosa questione dei tag, che sono una di quelle cose che mi fanno davvero arrabbiare. Quando ti arriva quella maledetta notifica e tu sorridente pensi “ua me la ricordo sta foto e sono venuto troppo bene!”, poi la apri e invece sei un incrocio tra tuo padre da giovane e Slooth dei Goonies. Infine non posso non citare la new entry, “il visualizzato alle” che è di una pressione psicologica vergognosa. Non permette più di ignorare con eleganza le persone che ci tormentavano. Ora se visualizziamo siamo fottuti: dobbiamo rispondere.
Ma nonostante queste sottigliezze continuo a voler bene a Facebook. Mi ha fatto soprattutto divertire, talvolta piangere, persino innamorare. Può sembrare assurdo ma è così. Un social che in questo mondo difficile fatto di cambiamenti ha resistito. Ha sbancato. E l’impressione è che durerà ancora a lungo.

N.B.
Mark e il suo team di burloni ci hanno fatto pure un regalo. Le fasi salienti della nostra storia su Facebook raccontate in un minuto e visualizzabile da tutti gli iscritti all’indirizzo https://www.facebook.com/lookback

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